SCREEN

Layout

Cpanel

Adriano Gargantini

Le INTERVISTE di PIPAM
di Valerio BALBOA Santagostino

Valerio “BALBOA” Santagostino pone le sue domande a:

ADRIANO GARGANTINI

www.trophyclub.it

BIOGRAFIA

Adriano Gargantini (nato nel 1953, sotto il segno dei pesci...un predestinato quindi) è uno di quei personaggi che se inizi a parlare con lui, dopo un paio di giorni non ti sei ancora annoiato ad ascoltarlo.
Vita avventurosa, molto avventurosa per questo signore milanese naturalizzato austriaco.
Il babbo e lo zio furono i suoi ispiratori, con la pesca al salmone atlantico nelle Asturie...-“e quanto erano pazienti, nell’aspettarci, le mogli e le mamme”-, ci tiene a precisare.
-“ Ho pescato con ogni tecnica Valerio, e ora non pesco più...perché quando una passione diventa un lavoro, ti viene la nausea. Anzi no...cinque volte l’anno pesco le tinche in un mio laghetto privato, ma non ci può venire nessuno, neanche i miei figli! “-

-“ Ho iniziato a pescare a spinning con gli ondulanti e i Martin, poi sono arrivati i Rapala e soprattutto le gommine...ed è cambiato tutto.
Costavano poco e si potevano “rischiare” sulle piante.
Con Castiglioni andavo in Valtellina a camolera. L’avevamo imparata da un vecchio militare di Olginate senza una gamba, brutto ricordo della grande guerra.
A mosca, i pesci più belli da fregare erano le scardole dell’Adda. Impazzivamo tutti per quella tecnica”-
Trentacinque anni fa Adriano pescava con Albertarelli e voleva scoprire fino a che longitudine arrivasse la marmorata. L’ha inseguita fino oltre il Mar Nero...poi non l’ha più trovata.
Questa è una delle tante avventure che ha fatto in giro per il mondo, pescando in tutti i continenti.
Nell’82, Gargantini ha anche un ruolo politico. Diventa consigliere provinciale per la pesca. Chiede e propone tante leggi e migliorie, mai passate. Decide allora che se vuole continuare ad occuparsi d’acqua, deve migrare in un paese diciamo più “sensibile”.
A scuola aveva frequentato l’Accademia delle belle arti a Brera, a vent’anni entra come scultore alla FBI, una fonderia in bronzo, e poco dopo in IBM, ma non era ancora la sua strada.
Dopo vent’anni come responsabile d’azienda, sente il bisogno di un cambiamento radicale. Opta per cambiare vita e lavoro. Con una decisione molto coraggiosa e una disponibilità modesta ma compensata da una gran voglia di fare, si trasferisce in Austria con tutta la famiglia.


V:  Ciao Adriano, come hai iniziato la tua attività?

A:  Scrivevo sulle riviste di pesca di grossi lucci catturati sul lago Weissensee. Partivo dall’Italia con i clienti, che andavo a prendere in auto quasi in tutte le regioni, li facevo pescare, soggiornare in albergo, e li riportavo indietro. Sono stato forse il primo “taxi-pesca”.
Poi ho aperto la prima struttura: 30 posti letto, una manciata di bagni e le prime fiere per farmi conoscere. In seguito la svolta: i grossi funghi in Carinzia, che continuano ad essere un’attività a disposizione dei nostri ospiti. Ovviamente regolata, pena multe governative molto salate per chi sgarra.
In seguito alle domande sempre più numerose, ho aperto altre due “fishing house” e l’Aktiv Hotel è l’ultimo in ordine cronologico.
Ho optato per una conduzione famigliare. Io, mia moglie Erica e i miei figli, Alberto e Francesco.

V:  Come li gestisci?

A:  L’acqua in Austria è dello stato, l’usufrutto dei prodotti invece, è privato.
Man mano ho preso in gestione sempre più acque.
Conta che i miei ospiti, con il pacchetto che offro, possono fare tutte le tecniche.
Il 50% dei miei clienti si dedicano alle pesche tradizionali, il 35% allo spinning e il 15% alla mosca. Ho anche l’enorme fortuna che i miei figli mi danno una mano. Alberto cura la mosca e Francesco tutte le altre tecniche.
Facciamo circa 120.000 km in auto per accompagnare i clienti, che per fortuna poi tornano e sanno già dove andare.
Cerco di puntare sulla qualità e non sulla quantità. La quantità è effimera, oggi c’è, domani non c’è. La qualità rimane, proprio come i pesci dopo le grandi piene.
Io sono per il numero chiuso, devo sapere quanti pescatori ci sono sul fiume. Ed è per questo motivo che sono fortemente contrario agli abbonamenti annuali.
Le riserve a mosca le chiudo due giorni alla settimana in modo da non stressare i pesci. Non è solo l’aspetto lucrativo quello che conta, io sto dalla parte dei pesci.
Aggiungo anche che mi posso permettere il numero chiuso e andare molte volte in perdita con alcune acque, perché offro ai miei clienti un ventaglio completo di offerte.
Se perdo con la Drava, perché impescabile o perché ho solo quattro permessi al giorno, bilancio le perdite con lo spinning da un’altra parte.
Inoltre chiudo dei tratti di fiume a ciclo di due anni per aprirli successivamente.

V:  Monitorizzi le tue acque?

A:  Si certo. Butto delle iridee albine ogni chilometro, cosi se qualcuno le pesca avrà un aperitivo offerto come premio e soprattutto so dove si sono cacciate e da lì capisco le zone più pescose e ricche di alimenti e viceversa.
Mi avvalgo anche di strumenti telematici. La Carinzia fornisce un programma dove posso controllare ogni ora i livelli dei miei fiumi e l'oscillazione durante la giornata, la temperatura, lo storico dell’anno e pure le eventuali nuove offerte di acque.

V:  La solita domanda, a volte un pò scomoda o spinosa…il no-kill?

A:  Io sono per il no-kill, ma anche per la pesca di selezione.
In Carinzia è severamente vietata l’immissione di iridee. Se mi scendono delle iridee spinnate da un allevamento che qualche gestore improvvisato semina, io non le voglio nel fiume.
Un tratto no-kill dovrebbe servire per proteggere quel tratto di fiume e la specie di pesce che ci abita. E’ chiaro però che se pungi oggi e pungi domani, quel pesce diventa molto selettivo e diventa difficile pescarlo. Questo è il concetto, per me, del vero no-kill e la qualità ne è una conseguenza.

V:  Però Adriano, quello che salta all’occhio immediatamente entrando nel tuo albergo, è la quantità impressionante di trofei imbalsamati

A:  Mi sono avvicinato alla tassidermia grazie alla leggenda di Gera Lario, secondo la quale, i pesci catturati nella notte dell’Ascensione, si imbalsamavano senza alcun intervento umano.
La leggenda non si mette in dubbio…mai.!…..ma ho cercato di dare una spiegazione al fenomeno. Ho notato che i pescetti lasciati nei cestini o abbandonati sulle reti dei pescatori, esposti ai due venti tipici del lago di Como, la Breva e il Tivano, che spiravano particolarmente intensi in quei giorni del calendario, si seccavano rimanendo praticamente imbalsamati.
Ora i due tassidermisti della famiglia sono i miei figli, Alberto e Francesco, ma seguono procedimenti diversi, e a volte discutono animosamente sul quale sia il migliore

La sala attrezzata per l'imbalsamazione

V:  Dopo calamità naturali pesanti, come si comporta il governo austriaco?

A:  Vengono immediatamente stanziati fondi. Se un pesce è a rischio d’estinzione vengono incentivati gli allevatori meritevoli che coltivano quel pesce e se ho dei lavori in alveo, si decide il danno che la mia attività subisce, in termini di mancato introito, e vengo rifuso

V:  Bhè, nessuna differenza con l’Italia.... Delle tue acque, qual è quella che preferisci?

A:  La Drava senza dubbio. Fiumone, ma ha il suo fascino. Può regalare catture memorabili. Molto tecnico. Purtroppo la si può pescare pochi mesi l’anno.

V:  I temoli più grossi, quelli per intenderci dei record IGFA, li hai fatti li?

A:  Esatto. Ci andavo da ragazzetto a pescare, è proprio il “mio” fiume

V:  2.180 kg se non sbaglio...il 25 Novembre del 2009.

A:  Si, un gran bel temolo. Pensa che mio padre ne catturò uno di 70 centimetri!

V:  Accidenti che zampata! Come è cambiata la mosca rispetto ai tuoi tempi?

A:   Moltissimo. Di pesci da mosca ce n’erano tantissimi:
cavedani, scardole, vaironi, etc.. Ora siamo tutti per i temoli, le marmorate…progetto di lì, progetto di là.
Ma se non facciamo il progetto triotto, il progetto vairone, il progetto scazzone o quello dell’alborella, che gli daremo da mangiare alle marmorate? Il leone nella savana è alla ricerca di gazzelle.
In altre parole, un tempo, c’era più umiltà di prede.

V:  Ho visto in giro alle pareti, delle foto con un Adriano giovane e delle coppe in mano...

A:  Si, da ragazzo ho fatto delle gare di pesca. In Valsesia, in Engadina organizzavano delle gare di una settimana. Vinceva chi catturava il pesce più grosso. Non ho preclusioni su nulla. Accetto tutto...gare...le quattro tecniche della pesca a mosca, i pesci esotici...
Rispetto alle tecniche a ninfa tradizionali, quelle “corte” è come giocare al minigolf anziché girare 18 buche in un vero campo da golf!

V:  Vabbè Adriano, allora oggi vado sulla Drava ... Hai avuto dei clienti famosi?

A:  Hanno soggiornato da me Pragliola, Palù, Hanak, e anche tutti i più famosi delle altre tecniche.

V:  Cosa fai per pubblicizzare le tue acque?

A:  Agli inizi facevo serate nei clubs, ora compro degli spazi sulle riviste di settore e faccio tante fiere.

V:  Le fiere che “rispondono” meglio?

A:  In questo momento quelle francesi. In Francia non hanno acque a sufficienza, hanno delle brutte leggi sulla pesca ma tanti pescatori.
E poi quelle in Olanda. I belgi e gli olandesi vengono sui miei laghi a pattinare sul ghiaccio d’inverno, e ci tornano a pescare d’estate.

V:  Conosco perfettamente l’amore che quei popoli hanno per il pattinaggio...mia moglie è una terribile Sassone olandese
Scusa Adriano, per te la pesca è uno sport o un hobby? Oppure qualcos’altro?


A:  Né uno sport, perché l’uomo è superiore a tutti, né un hobby. Il gioco delle carte è un hobby! La pesca è “un inganno”, e le esche in genere sono delle trappole.

V:  Posso fare un paio di domande anche ai tuoi figlioli?

A:  Fai pure.

(Alberto, 35 anni, è il responsabile mosca della famiglia ed è specializzato nella pesca ai temoli.)

V:  Ciao Alberto, raccontami un po’ della tua attività...

A:  Ho studiato a Monza come operatore dell’impresa turistica…avevo già il destino segnato Agli inizi ho pescato a spinning e a camolera, ma dopo poco tempo mi sono convertito definitivamente alla mosca...anche in acqua salata, ma a misura di flyfishing.

V:  Hai fatto una bella scelta di vita rimanendo in Austria e occupandoti degli affari di famiglia.

A:  Si, ma non mi è costato fatica. L’hobby della pesca è viscerale per me. E poi mi piace stare nella natura tutto l’anno ed essere un punto di riferimento per i miei clienti.
E’ molto stimolante frequentare persone che hanno le mie stesse passioni.

V:  Qual è il tuo pesce preferito?

A:  Il temolo senza dubbio. Una vera religione. Sono sempre alla ricerca del temolo grosso...in Drava soprattutto.

V:  Mi sembra detieni un record IGFA.

A:  Esatto, 1520 kg con il filo da 4 libre.

V:  A mosca…tutte le tecniche?

A:   Si...ho alcune lacune con lo streamer...ma solo perché mi piace meno.
Però i grandi Hucho li prendo lo stesso...

V:  Hai qualche altra passione?

A:  Il golf. C’è molta similitudine tra il gioco del golf e la pesca a mosca. Il lancio, la precisione, la mazza come la canna sono delle protesi del corpo. Lo puoi fare da solo o in compagnia. Hanno tutto in comune.

(Francesco, 32 anni, è il responsabile di tutte le altre tecniche, dallo spinning , al ledgering, al carpfishing.)


V:  Ciao Fra, allora?...chi è il più bravo tra te e tuo fratello?

F:  Io senza dubbio, ma lui prende sempre il pesce più grosso!

V:  Anche per te deve essere stata una bella scelta quella di trasferirti dalla Brianza in Carinzia.

F:  Sarebbe stato un peccato mollare tutto dopo quello che mio padre e la mia famiglia avevano fatto.
E poi io mi sento bene, mi sento a casa anche qui e la passione della pesca è fortissima e credo che mi accompagnerà per tutta la vita.
Oltretutto mi piace conoscere gente sempre nuova e fare sempre una cosa diversa durante la giornata.
Alterno i funghi con la pesca, il servizio guide con l’attività di bagnino nella nostra piscina, taglio l’erba e insegno ai bambini a pescare...insomma, non mi annoio mai. Io non riesco a stare otto ore di seguito su una cosa sola.
Adesso ho anche la fidanzata che mi segue nelle nostre attività. Ci siamo comprati una piccola casetta nei boschi, a dieci chilometri dal’Aktiv, e facciamo la spola tutti i giorni.

V:  Sposala allora ...Cosa avevi studiato?

F:  L'alberghiero...parlo il tedesco, lo spagnolo e l’inglese...avevo anch'io il destino segnato...ah...dimenticavo...nella gara familiare ho preso un punto in più alla maturità !

V:  Un punto che pesa più dell’uranio impoverito e che nelle dispute tra fratelli uscirà sempre fuori!
So che hai una passione sfrenata per la pesca agli squali.


F:  Si, li pesco prevalentemente a Capo Verde...in wading...quindi unisco un certo timore all’adrenalina.
Una volta allamati, li taggo e prelevo un pezzettino di pinna per il DNA.
Ho preso lo squalo Limone, il Tigre...sto cercando di prendere il quarto tipo diverso. A Marzo ci tornerò.

V:  Perché a Marzo?

F:  Ce ne sono meno ma più grossi

V:  Grazie ragazzi, torno dal babbo per le ultime domande...
Adriano, ho visto dei setacci da cercatore d’oro.


A:  Quattro anni fa eravamo in BC a pescare. Fuori dal paesino ho visto un annuncio di vendita di una vecchia maniera d’oro abbandonata. Me la sono comprata...non si sa mai.
Magari tra qualche anno ci vado in cerca di fortuna...no dai, scherzo.
Una proprietà in Canada mi da’ il diritto di poter entrare in quel paese e restarci.

V:  Un pensiero per gli amici di Pipam….

A:  Non abbiate invidie, cattiverie...la natura è un posto sereno, non avvelenatevi il piacere della pesca.
“Dio non considera le ore trascorse a pesca”.
Scusa Valerio, ma tu vendi biancheria?

V:  Si, da sempre.

A:  Sai che sono stato per due anni un tuo collega? Vendevo porta a porta reggiseni taglie forti!

V:  Urka, e li dovevi quindi vedere anche indossati!

A:  Si...purtroppo...ma la cosa era “stimolante” solamente con alcune clienti.

V:  Ti credo sulla parola.
Scusa, ma com’era quella storia dei famosi pieni di benzina di notte?


A:  No, questa non si può raccontare…anche se è il segreto di Pulcinella.

V:  Dai, scherzavo anch’io.
Bene Adriano, siamo giunti alla fine della nostra bella chiacchierata. Ti ringrazio tantissimo. Posso lasciarti ricordando la grande ma discreta presenza di Erica nella tua famiglia? Donna straordinaria...se non altro per sopportare tre ragazzacci come voi...tu in particolar modo!


A:  Hai detto bene Valerio, un faro per la mia famiglia.
Ho conosciuto Erica quando aveva 17 anni....e non l’ho più lasciata.
Comunque grazie a te e alla Redazione di Pipam, tornate quando volete.

Valerio BALBOA Santagostino

PIPAM Shop ...

Novità - La Vallata

La Vallata
Nuovo negozio e nuovo sito!!! 
Leggi tutto...

.... NEWS !!!

Sei qui: Home Fly Magazine Interviste Adriano Gargantini