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Le trote della Lia, tra cavalieri Templari, vigneti e...uomini D.O.C.



Word Michele “Mala” Malagugini
Photos: Michele “Mala” Malagugini, Paolo “Pablo” Fortunati e Lorenzo “103” Furlanetto
Tempo di lettura: 15'



La Lia nel suo tratto mediano

  Aprile 2014


La prima volta che mi capitò di sentir parlare di questa risorgiva, la cosa che immediatamente mi colpì fu il suo nome.
Piave a parte, infatti, ho sempre attribuito un carattere femminile ai fiumi e la Lia, fra tutti, è sicuramente quello che rappresenta al meglio questa mia fantasia.
Nome a parte, saranno forse le curve armoniose del suo alveo, piuttosto che il dolce e suadente movimento dei lunghi ciuffi d’alga e ranuncolo che ne ricoprono interamente il fondale, fatto sta che ogni volta che mi trovo a calpestare le rive di questa risorgiva, lo faccio con i gesti e i modi che userei per coltivare le simpatie di una ragazza. Prova ne è che in Lia non pesco mai a ninfa o streamer, bensì solo a secca anche quando le condizioni meteo o i livelli ed il colore dell’acqua, suggerirebbero approcci più “pesantucci” e “mascolini”.

La sinuosa Lia scorre tra i vigneti

Ma lasciamo da parte le mie fantasie e parliamo un po’ di questo fiume, e di come insidiare con successo i pesci che lo abitano.

Innanzi tutto siamo di fronte alla classica risorgiva di fondo valle, il cui corso si sviluppa per intero in mezzo a campi coltivati a vigneti, vigneti e ancora vigneti.

Vigneti, vigneti e... vigneti!

Siamo, infatti, in Provincia di Treviso, nella terra del Prosecco, grossomodo a metà strada tra i paesi di Oderzo, a Sud e Conegliano Veneto, a Nord.

Il tratto di fiume oggetto di questo articolo è in gestione all’operosissimo Fly Anglers Opitergium di Oderzo ( Indirizzo Web: www.opiflyclub.it – Indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. )
capitanato dal grandissimo Vittorio Buccini (Jazzy in PIPAM) e dal suo fido scudiero Lorenzo Furlanetto (103 in PIPAM), che considero veri e propri Uomini D.O.C., al pari dei fantastici vini prodotti in zona. Uomini il cui impegno va al di la di ogni più fervida immaginazione. Davvero.

Visita a sorpresa di Vittorio, l'Uomo D.O.C. per eccellenza

Nota: il suddetto Club gestisce anche le acque di un’altra piccola e, forse, più conosciuta risorgiva: la Piavesella (altra femmina), che scorre parallela alla Lia a meno di un paio di km di distanza.

La lunghezza dell’intera concessione è circa 6 Km ed inizia dal Ponte su Via templari, a Tempio di Ormelle, per terminare, a valle, in corrispondenza del ponte su Via Ca Storta, a Lutrano di Fontanelle e può essere affrontato solo con le tecniche della mosca o dello spinning.

L'inizio della riserva (parte alta della Lia) in corrispondenza della chiesa dei Templari

La larghezza dell’alveo varia dagli otto/dieci metri della parte più a Nord, a circa una ventina di metri per quella più a Sud.

Parte bassa della Lia

L’intero corso è facilmente accessibile ovunque ed anche l’avvicinamento alle sponde non necessità di particolari accorgimenti e/o precauzioni. Un paio di stivali al ginocchio, piuttosto che semplici pedule da montagna, in Gore Tex o altro materiale impermeabile e traspirante, saranno più che sufficienti a contrastare l’umidità dell’erba o le poche zone fangose presenti lungo le rive.

Canna da pesca, stivali al ginocchio, abbigliamento leggero e guadino. Per affrontare Lia non serve altro

Prestate solo un po’ di attenzione nei tratti in cui l’erba alta non vi permetterà di vedere bene dove poserete i piedi (soprattutto lungo la riva orografica destra dell’ultimo tratto di Lia, immediatamente a valle del paese di Tempio di Ormelle), alle improvvise depressioni o buche, causate dalla presenza di alcuni esemplari di Myocastor coypus, comunissimo roditore altrimenti noto come “nutria” o “castorino”.

Non servirà, quindi, entrare in acqua per pescare, essendo il fiume interamente privo di ostacoli e comodamente agibile in ogni periodo della stagione di pesca ed in qualsiasi condizioni di livello dell’acqua.

D’altro canto l’ingresso in acqua, oltre ad essere del tutto inutile, si rivelerebbe altresì dannoso per la nostra azione di pesca, causando l’allontanamento di tutti i pesci presenti nei sottosponda (e di solito si tratta proprio degli esemplari più grossi e, per questo, più sospettosi).

Parliamo ora dei pesci presenti nella Lia: innanzi tutto bellissime trote fario, la cui taglia media supera tranquillamente i trenta centimetri, con molti esemplari di quaranta e oltre. Non mancano, naturalmente, i capi trofeo, di lunghezza anche superiore ai 60 cm.

Fario della Lia

Iridea

Vi sono poi poche ma combattive iridee (ricordo di un allevamento ormai dismesso), anche queste di taglia interessante (anzi, direi notevole), mentre, per gli amanti del genere “hard”, la Lia è ricca di fantastici lucci, presenti soprattutto nella parte più bassa ed ampia della riserva, dove larghezza e profondità del fiume presentano habitat più favorevoli alla permanenza dell’esocide.

Anche la pesca a streamer è produttiva in Lia

Infine, giusto per non farci mancare proprio nulla, grossi (e assolutamente non facili da catturare) cavedani, di taglia veramente impressionante.

Normalmente, come vi accennavo all’inizio dell’articolo, quando mi reco in Lia pesco solo a secca, utilizzando canne in misura dalla 7,6 alla 9 piedi, in funzione della zona che di volta in volta decido di “battere”, riservando la misura più corta alla parte Nord, dove la larghezza del fiume non supera i 10 metri.

Come coda di topo uso sempre e comunque una DT # 3 galleggiante, ed un finale di lunghezza 5,5 metri e terminale (tippet) mai inferiore al 14 per riuscire ad avere ragione degli esemplari più grossi, senza doverli costringere ad estenuanti combattimenti.

Delicatezza delle pose ed un’appropriata presentazione dell’artificiale, oltre naturalmente ad una “convincente” imitazione, costituiscono la prerogativa principale per aver successo in Lia.

Pablo mostra soddisfatto la sua cattura

Trattandosi, appunto, di una risorgiva, le trote dispongono di moltissimo cibo, sia sotto (gammarus, ninfe ma anche piccoli pesciolini come le sanguinerole e le alborelle), che sopra (effimere, tricotteri e piccoli plecotteri), per cui nonostante di pesce ve ne sia in abbondanza, catturarlo non è per nulla scontato.

Sedgina della Lia

Preparatevi, quindi, ad un approccio cauto, soprattutto quando, pescando a secca, vi capiterà di incontrare le grosse fario intente a “gobbare” nei più sottoriva infrascati e difficili da raggiungere.
Avvicinamenti “super cauti” e pochi, pochissimi falsi lanci possibilmente mai nella direzione del pesce.

Se i primi volteggi e le prime pose dovessero causare l’immediata interruzione dell’attività in superficie del pinnuto di turno, non scoraggiatevi. Smettete di lanciare e sedetevi sulla riva ad aspettare (magari fumandovi un bel sigaro, vero Pablo?). Spesso accadrà che nel giro di pochi minuti l’oggetto dei vostri desideri ricomincerà a bollare e voi sarete pronti per ritentare il colpaccio.

Pablo e il suo sigaro

Pescando a ninfa, invece, consiglio senz’altro l’uso dello strike indicator, grazie al quale avrete la possibilità di affondare le vostre imitazioni a perpendicolo tra gli spazi presenti tra i moltissimi “filoni d’alga” ed impedirne l’incaglio, evenienza altrimenti scontata senza l’impiego del famigerato “galleggiantino”.

Sempre a causa della ricchezza di vegetazione sul fondo, anche chi vorrà cimentarsi a streamer, per cacciare le trote più grosse o, perché no, i lucci, dovrà tener conto di utilizzare artificiali mai esageratamente piombati e, nelle misure più grandi, possibilmente dotati di antialga.

Diciamo che, siccome la profondità della Lia non è mai troppo sostenuta (max un paio di metri, nelle poche buche più profonde, in corrispondenza del margine più esterno delle curve) l’approccio leggero e veloce a mio avviso costituisce il denominatore comune vincente di tutte le tecniche, spinning compreso.

Trasparenze

Come imitazioni, che dire… Premesso che non sono un esperto entomologo (leggasi molto pigro), piuttosto che indicarvi quali sono gli insetti che schiudono in Lia, preferisco suggerirvi le mie mosche preferite, grazie alle quali ho spesso risolto anche le situazioni più spinose.

Di base, parto sempre con l’Attila Killer, nelle misure del 14 o del 16. Reputo quest’imitazione un ottimo compromesso, forse per la sua somiglianza “mista” che può ricordare un’effimera in schiusa in procinto di asciugare le proprie ali al sole, piuttosto che un piccolo tricottero.

L’Arpo è un’altra imitazione “generica” che sicuramente potrà regalarvi belle soddisfazioni, sempre nelle misure del 14 e del 16, così come tutte le imitazioni generiche di effimera, nei colori grigio e oliva, ma la mosca che più di ogni altra si distingue per la costanza di rendimento (almeno per quanto mi riguarda), è la spent di red spinner: corpo molto esile in filo di montaggio color rosso bruciato, massimo un paio di giri di hakles di gallo rosso ed ali realizzate con poche fibre di polipropilene grigio chiaro, per garantire una buona galleggiabilità dell’esca anche dopo un uso prolungato. Stop. Facile da realizzare e molto, molto produttiva in pesca.

In ogni caso, a prescindere dalle imitazioni che deciderete di usare, ricordatevi “vestirle poco”. Sono d’accordo, non sono per nulla facili da individuare, soprattutto all’imbrunire, ma se non altro desteranno l’interesse delle nostre prede sicuramente più di quanto non succederebbe utilizzando mosche voluminose.

Una fario particolarmente panciuta

E poi i tricotteri! In Lia (e anche nella vicina Piavesella) uno dei giochi che mi diverte di più è quello di utilizzare piccoli tricotteri di colore marrone scuro o nero, facendoli saltellare sull’acqua grazie a piccoli colpetti di vettino impressi mantenendo la coda leggermente in tensione dopo aver lanciato a 45° verso valle. Se questo “giochino” decidete di farlo all’imbrunire, ricordatevi prima di sostituire il tippet con uno di diametro non inferiore al 16, perché le botte che sentirete saranno di quelle che ricorderete a lungo.

Idem con patate se al posto dell’imitazione di tricottero utilizzerete piccoli “topolini” in pelo di cervo. Sì, avete capito bene! No, non siamo in Mongolia a Taimen, siamo in Lia, eppure provate.
Costruitevi piccoli topolini in pelo di cervo montati su ami del 6 a gambo lungo, provate a recuperarli lungo le rive e poi…SSSSBADABAMMMM!!! Provare per credere!

Piccolo topolino in pelo di cervo! Provare per credere

Capitolo ninfa: dico la verità. Più che l’imitazione, credo che in Lia conti molto di più la presentazione.
Poco fa dicevo che l’utilizzo dello strike indicator è un obbligo. Beh. Forse questa mia affermazione potrà far storcere la bocca ai puristi del “filo” e però se non volete impazzire per colpa dei continui incagli dei vostri artificiali sulle alghe, datemi ascolto.

Nel caso in cui lo strike non faccia proprio per voi, per poter giocare con successo tra le alghe, considerando che non è per nulla produttivo entrare in acqua, una canna minimo da da 10 piedi vi permetterà di affrontare anche i corridoi più distanti dalla riva.

Ed infine il guadino: in Lia è d’obbligo ed in ogni caso non averlo significherebbe mettere a serio repentaglio l’apparato boccale dei nostri amici pinnuti, costretti a boccheggiare a lungo al termine di ogni combattimento, per l’impossibilità di avvicinarci all’acqua con le mani a causa della folta vegetazione riparia presente lungo l’intero corso del fiume.

Bene, ora che abbiamo capito “come funzionano le cose in Lia”, vorrei parlarvi un po’ del dopo pesca, ovvero di alcune attrattive storico/culturali legate alla zona e che, a mio avviso, meritano senz’altro una capatina.

Mi riferisco in particolare a due chiesette poco distanti dal nostro fiume, che a mio avviso costituiscono due vere e proprie perle tra i “vigneti”.

La chiesa dei Templari a Tempio di Ormelle

La prima, nota come la Chiesa dei Templari è lambita dal fiume Lia e si trova a Tempio di Ormelle, in corrispondenza con il confine Nord della riserva. Comodissima quindi.
Essa fu edificata probabilmente nel XII secolo dall'Ordine monastico-militare dei Cavalieri Templari, a cui seguirono successivi ampliamenti e nuove costruzioni tra il XIV e il XVIII secolo, allorché ai Templari subentrò l'Ordine dei Giovanniti, attualmente noto come Sovrano Ordine Militare di Malta.

Croce di Malta, alla chiesa dei Templari

Molto si è scritto e si continua a scrivere riguardo all’Ordine religioso-militare dei Templari, così come la sa scomparsa rappresenta una delle pagine più oscure della Chiesa.
In ogni caso, senza volermi addentrare in argomenti che, purtroppo non sono il mio pane, lascio che le foto dell’articolo parlino per me, ribadendovi comunque l’invito a farci una visita. Ne vale veramente la pena.

La seconda chiesetta (Chiesa di San Giorgio), invece, si trova a San Polo di Piave, paesino che dista meno di 5 minuti da Tempio di Ormelle.

Chiesa di San Giorgio

Quando il mio carissimo amico Lorenzo mi ci portò, lì per lì pensai che mi stesse prendendo in giro. Mi aveva infatti decantato la bellezza di questa chiesa ed in particolare dei suoi affreschi e però quando la vidi francamente mi chiesi cosa potesse avere di tanto particolare.
E invece mi sbagliavo, ma mi sbagliavo di brutto!

Una volta entrati in quella “micro chiesetta” quel che mi apparve mi fece immediatamente cambiare idea, al punto che subito dopo lo stupore iniziale fui pervaso da un immediato interesse nei confronti di quei meravigliosi affreschi (del 400) che nella loro estrema semplicità mi stavano parlando di un tempo lontano.

Un tempo lontano che in quel momento dato di toccare (ma che ovviamente non ho fatto), considerata la possibilità di avvicinarsi alle opere pittoriche, come normalmente non accade nelle altre chiese. Insomma, visitare la chiesa di San Giorgio equivale a farsi un viaggio nel passato! Come in una macchina del tempo!

Tra l’altro l’affresco che più di ogni altro mi ha colpito, ovvero quello raffigurante l’ultima cena di Cristo, è un’esplosione di colori così vivi, che sembra l’abbiano finito di dipingere l’altro ieri!

Chiesa di San Giorgio - Ultima cena

Concludendo, soprattutto per chi viene da molto distante e desidera trascorrere più di un giorno lungo le rive della Lia (e della Piavesella), il consiglio è quello di mettere in preventivo anche una visitina a queste due perle del nostro patrimonio culturale, perché non farlo equivarrebbe ad un “cappotto” in pesca. Ad un’occasione perduta.

Concludo ora il mio articolo, riportando gli indirizzi ed i riferimenti utili per l’acquisto dei permessi, per mangiare e per dormire mentre, mentre per il regolamento vi invito a visitare il seguente link: Regolamento

Dimenticavo… Grazie Vittorio, grazie Lorenzo, grazie… Uomini D.O.C.!

Il mitico WM incontra 103, il Cavaliere Templare


PERMESSI


Per esercitare la pesca è necessario munirsi del permesso annuale del costo di 70 €, comprensivo di tessera FIPSAS, rilasciato dal Club ove andranno indicati la data di ogni uscita, il metodo di pesca utilizzato, il numero delle catture e dei capi trattenuti.

In Lia è altresì possibile esercitare la pesca previo acquisto di un permesso giornaliero del costo di 15 €, reperibile presso gli esercizi pubblici del luogo.

Prima di iniziare l `azione di pesca è obbligatorio indicare nel permesso la data e il metodo di pesca che si intende praticare: se “Trofeo” oppure “No-Kill”.
Il metodo scelto sarà valido per l`intera giornata . Per quel giorno non è consentito, per nessun motivo, correggere o riscrivere in qualsiasi modo il metodo/zona prescelti.

Sia i permessi giornalieri che annuali sono strettamente personali e, se richiesti, dovranno essere esibiti ai preposti alla Vigilanza unitamente ai consueti documenti.

Tutti i libretti dei permessi dovranno essere restituiti entro il mese di Novembre.

Gli altri pescatori devono restituire il tagliando statistico allegato al permesso giornaliero, a qualsiasi esercizio distributore, al termine della giornata di pesca, anche se negativo.
I minori di anni 14 potranno pescare in Lia con lo stesso metodo del genitore o dell’accompagnatore. Ad essi sarà rilasciato un permesso gratuito.

REPERIBILITA’ PERMESSI


Bar Trattoria Metino (chiuso il Mercoledì)
Via Borgo 31/33
Tempio di Ormelle (TV)
Tel. 0422 805326

Mexico Bar Ristorante (chiuso la Domenica)
Via Roma, 493
Lutrano di Fontanelle (TV)
Tel. 0422 757323

Sport & Magazine edicola e rivendita articoli per la pesca
Via Roma, 388
Lutrano di Fontanelle (TV)
0422 757183
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DOVE MANGIARE


Bar Trattoria Metino (chiuso il Mercoledì)
Via Borgo 31/33
Tempio di Ormelle (TV)
Tel. 0422 805326

Mexico Bar Ristorante (chiuso la Domenica)
Via Roma, 493
Lutrano di Fontanelle (TV)
Tel. 0422 757323

DOVE DORMIRE


B & B Bruna
Via Papa Luciani, 34
Ormelle (TV)
Tel. 0422 745382
Cell. 349 6850383
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B & B Casa Cervada
Via Roma, 5/A
Fontanelle (TV)
Cell. 347 9008314
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VIABILITA’


Per chi proviene da Venezia o Belluno, percorrendo l’ A27 Venezia - Belluno, uscire al casello di Conegliano, girare a sinistra per Oderzo e dopo circa 15 Km si raggiunge prima Fontanelle e poi Tempio di Ormelle.

Per chi proviene dal Friuli percorrendo l’ A4 Venezia - Trieste, uscire a Cessalto, seguire per Oderzo e quindi per Conegliano. Dopo circa 3 Km da Oderzo si giunge a Tempio di Ormelle.

PIANTINA DEL LIA (e della Piavesella)





Michele “Mala” Malagugini



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